STORIA E CULTURA

Castello d’Ogliastra

UNA DELLE PIÙ SIGNIFICATIVE TESTIMONIANZE DI ETÀ MEDIEVALE IN OGLIASTRA.

Il rudere del Castello d’Ogliastra (castrum de Ullastre), conosciuto anche con il nome di castello di Medusa, è situato a breve distanza dal mare, su una piccola altura granitica, in prossimità dell’ingresso sud del paese di Lotzorai.

Il fortilizio, delimitato da due fiumi, il Pramaera e il rio Girasole, fu costruito in posizione funzionale alla difesa della fertile vallata; a guardia dello stagno e del prezioso approdo, da identificarsi probabilmente con l’antico Sulpicius Portus, nonché delle miniere di ferro, rame e argento che si trovavano nel circondario. La scelta del sito risultava strategica anche perché ricadente lungo la litoranea orientale che da Castrum (Cagliari) portava a Terranova, l’antica Olbia. Non si conosce con certezza l’età della sua prima edificazione.

Costruito verosimilmente in età giudicale, si ipotizza sia stato elevato sui ruderi di una struttura nuragica e di un successivo tempio punico-romano.

CASTRUM DE ULLASTRE

Nei secoli XII e XIII, il richiamo accorato del papa Benedetto VIII e dei Giudici aveva guidato le Repubbliche di Pisa e Genova ad unire gli sforzi per liberare la Sardegna dalle incursioni saracene, ponendo così le basi alla progressiva ingerenza delle due potenze marinare. Nel 1258 l’Ogliastra andò in mano al giudice di Gallura, il pisano Giovanni Visconti. La prima menzione del castello risale al 1305, quando con il nome di castrum de Ollastro, Guglielmo di Ricoveranza, agente politico in Italia del re di Aragona, descriveva il castello fra quelli in possesso della giudicessa Giovanna Visconti, erede di Nino, colui che il Sommo Poeta Dante immortalò nel Canto VIII del Purgatorio.

Con lettera del 2 marzo 1308, Vanni Gattarelli, fuoriuscito pisano, informava che Pisa, in previsione di una imminente invasione aragonese, stava distruggendo alcuni castelli, fra i quali quello d’Ogliastra.

Il presidio, centro amministrativo più importante, non solo per la Villa Loçorai de Planitio, ma per tutto il territorio circostante, fu forse distrutto solo in parte, o subito ricostruito, in quanto fu poi governato da un castellano e da un «giudice di fatto» fino al 1323. L’ultimo fu Piero Fini de Perlascio.

Nello stesso anno, con la conquista catalano-aragonese, le popolazioni ogliastrine con la speranza di sfuggire al pressante fiscalismo pisano, manifestarono fin dall’inizio la volontà di sottomettersi ai nuovi dominatori. La fonte principale cui attingere per avere un quadro storico della prima fase della conquista aragonese è l’opera Anales di Gerolamo Zurita y Castro, che a sua volta, si rifaceva alla cronaca in lingua catalana di Ramon Muntaner (1265-1336).

Il mastio de Ullastre, in parte smantellato dagli stessi pisani, fu concesso al nobile iberico, Andreu de Castellet e, il 10 maggio dell’anno successivo al nobile Francesco Carròs, protagonista in prima persona della conquista dell’isola, così come ci viene testimoniato dalla Crònica di Pietro il Cerimonioso, «… e foen al port d’ullastre e preseren lo castell…». É lo stesso infante Alfonso, figlio del sovrano Giacomo II d’Aragona, a scrivere al padre nel mese di settembre, che mentre l’ammiraglio Carròs sostava nel porto ogliastrino per approvvigionare d’acqua e di legni le sue venti galee, aveva ricevuto dimostrazioni di ossequi da parte dei rappresentanti delle ville del circondario e del «castrum Uylastre», i quali presentarono chiara volontà di sottomissione. Le prime ville a essere infeudate furono Tortolì e Lotzorai. Il prospetto del castello d’Ogliastra risulta ben rappresentato nella carta della Sardegna di Sigismondo Arquer del 1550.

Gian Luisa Carracoi

Delegata per l’Ogliastra dell’Istituto dei Castelli, sez. Sardegna

CASTRUM DE ULLASTRE

Nei secoli XII e XIII, il richiamo accorato del papa Benedetto VIII e dei Giudici aveva guidato le Repubbliche di Pisa e Genova ad unire gli sforzi per liberare la Sardegna dalle incursioni saracene, ponendo così le basi alla progressiva ingerenza delle due potenze marinare. Nel 1258 l’Ogliastra andò in mano al giudice di Gallura, il pisano Giovanni Visconti. La prima menzione del castello risale al 1305, quando con il nome di castrum de Ollastro, Guglielmo di Ricoveranza, agente politico in Italia del re di Aragona, descriveva il castello fra quelli in possesso della giudicessa Giovanna Visconti, erede di Nino, colui che il Sommo Poeta Dante immortalò nel Canto VIII del Purgatorio.

Con lettera del 2 marzo 1308, Vanni Gattarelli, fuoriuscito pisano, informava che Pisa, in previsione di una imminente invasione aragonese, stava distruggendo alcuni castelli, fra i quali quello d’Ogliastra.

Il presidio, centro amministrativo più importante, non solo per la Villa Loçorai de Planitio, ma per tutto il territorio circostante, fu forse distrutto solo in parte, o subito ricostruito, in quanto fu poi governato da un castellano e da un «giudice di fatto» fino al 1323. L’ultimo fu Piero Fini de Perlascio.

Nello stesso anno, con la conquista catalano-aragonese, le popolazioni ogliastrine con la speranza di sfuggire al pressante fiscalismo pisano, manifestarono fin dall’inizio la volontà di sottomettersi ai nuovi dominatori. La fonte principale cui attingere per avere un quadro storico della prima fase della conquista aragonese è l’opera Anales di Gerolamo Zurita y Castro, che a sua volta, si rifaceva alla cronaca in lingua catalana di Ramon Muntaner (1265-1336).

Il mastio de Ullastre, in parte smantellato dagli stessi pisani, fu concesso al nobile iberico, Andreu de Castellet e, il 10 maggio dell’anno successivo al nobile Francesco Carròs, protagonista in prima persona della conquista dell’isola, così come ci viene testimoniato dalla Crònica di Pietro il Cerimonioso, «… e foen al port d’ullastre e preseren lo castell…». É lo stesso infante Alfonso, figlio del sovrano Giacomo II d’Aragona, a scrivere al padre nel mese di settembre, che mentre l’ammiraglio Carròs sostava nel porto ogliastrino per approvvigionare d’acqua e di legni le sue venti galee, aveva ricevuto dimostrazioni di ossequi da parte dei rappresentanti delle ville del circondario e del «castrum Uylastre», i quali presentarono chiara volontà di sottomissione. Le prime ville a essere infeudate furono Tortolì e Lotzorai. Il prospetto del castello d’Ogliastra risulta ben rappresentato nella carta della Sardegna di Sigismondo Arquer del 1550.

Gian Luisa Carracoi

Delegata per l’Ogliastra dell’Istituto dei Castelli, sez. Sardegna

IMAGE GALLERY

Castello d’Ogliastra